Embodiment e Fascia come organo di senso
- sarakaleb
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Updated: 18 hours ago

Per lungo tempo la fascia è stata considerata una semplice struttura di supporto, un rivestimento passivo incaricato di contenere e collegare muscoli, organi e sistemi. Le evidenze anatomiche, neurofisiologiche e biomeccaniche più recenti hanno progressivamente smontato questa visione riduttiva, restituendo alla fascia il suo ruolo di tessuto sensibile e profondamente regolativo.
Oggi la fascia viene sempre più compresa come un organo di senso diffuso, intimamente intrecciato con il sistema nervoso e coinvolto nella regolazione dell’esperienza corporea, del tono autonomico e dei processi di adattamento allo stress. Questa prospettiva apre un dialogo diretto con l’embodiment, inteso come capacità di abitare il corpo dall’interno e di riconoscere come la regolazione passi attraverso il tessuto, prima ancora che attraverso la cognizione.
✺ Fascia e sistema nervoso: un sistema interdipendente
La fascia è un tessuto connettivo continuo che attraversa l’intero organismo, creando una matrice tridimensionale ininterrotta. Non esistono “pezzi” isolati di fascia: ogni area è in continuità strutturale e funzionale con le altre. Questa continuità rende il sistema fasciale un canale privilegiato per la trasmissione di informazioni meccaniche, sensoriali e neurofisiologiche.
Dal punto di vista della regolazione, la fascia è altamente innervata e ricca di recettori sensoriali. Le informazioni provenienti dal tessuto fasciale affluiscono costantemente al sistema nervoso centrale e periferico, contribuendo alla modulazione del tono autonomico, alla percezione del corpo nello spazio e alla regolazione implicita degli stati interni.
Fascia e sistema nervoso non funzionano come entità separate: costituiscono un sistema interdipendente, in cui la qualità del tessuto influenza la qualità della regolazione, e viceversa.
✺ La fascia come organo di senso
La densità di terminazioni nervose presenti nella fascia è sorprendentemente elevata, in molti casi superiore a quella del tessuto muscolare. Meccanorecettori, recettori di stiramento, terminazioni nervose libere e recettori propriocettivi rendono la fascia un sofisticato sistema di rilevazione delle condizioni interne ed esterne.
La fascia superficiale contribuisce alla percezione tattile, termica e pressoria. La fascia profonda, invece, gioca un ruolo centrale nella propriocezione e nell’organizzazione del movimento, fornendo informazioni continue su posizione, orientamento, tensione e relazione tra le parti del corpo.
Questa ricchezza sensoriale colloca la fascia accanto agli altri organi di senso come parte attiva nella costruzione dell’esperienza corporea.
✺ Meccanotrasduzione: quando il tessuto comunica
Uno degli aspetti più rilevanti del sistema fasciale è la sua capacità di meccanotrasduzione: la trasformazione degli stimoli meccanici in segnali biologici e nervosi.
I fibroblasti e i miofibroblasti presenti nella fascia rispondono alle sollecitazioni meccaniche modificando la matrice extracellulare, influenzando densità, elasticità e scorrimento del tessuto. Questo significa che la fascia non registra semplicemente ciò che accade, ma si adatta e si rimodella in base all’esperienza, al movimento, allo stress e alla postura.
Attraverso la meccanotrasduzione, le informazioni che passano dal tessuto al sistema nervoso contribuiscono a plasmare il modo in cui il corpo si organizza, reagisce e si regola.
✺ Composizione fasciale: collagene ed elastina
✺ Una maggiore componente collagenica conferisce al tessuto densità e compattezza, sostenendo contenimento, stabilità e risposte rapide.
✺ Una maggiore componente elastinica rende il tessuto più estensibile, permeabile e adattabile, ampliando la capacità percettiva e la sensibilità agli stimoli.
Queste differenze non rappresentano categorie rigide, ma espressioni di uno spettro. Influenzano il ritmo del corpo, la qualità della risposta allo stress e le modalità di regolazione del sistema nervoso.
✺ Fluidi, idratazione e scorrimento
La funzionalità della fascia non dipende solo dalla sua composizione, ma anche dalla qualità dei fluidi che la attraversano.
L’idratazione del tessuto, la mobilità interstiziale e lo scorrimento tra i piani fasciali sono elementi fondamentali per una trasmissione efficace delle informazioni.
Rigidità, aderenze, densificazioni e disidratazione compromettono la capacità del tessuto di deformarsi e di comunicare in modo chiaro con il sistema nervoso. In queste condizioni, la regolazione tende a diventare meno fluida, più dispendiosa e meno adattiva.
La fascia, in questo senso, è anche un sistema di mediazione tra struttura solida e dinamica dei fluidi, contribuendo all’equilibrio interno e ai processi di autoregolazione.
✺ Fascia e regolazione dello stress
Le informazioni sensoriali provenienti dalla fascia si integrano con afferenze viscerali e somatiche nei centri neurali deputati alla regolazione autonoma. Questo rende il tessuto fasciale un attore diretto nei processi di modulazione dello stress, della vigilanza e dell’equilibrio interno.
Quando il sistema fasciale è elastico, idratato e mobile, la regolazione tende a essere più efficiente. Quando il tessuto perde scorrimento o diventa cronicamente rigido, anche la regolazione del sistema nervoso può risultare più limitata o polarizzata.
✺ Pratiche fascia-friendly e embodiment
Le pratiche fascia-friendly sono strumenti fondamentali per sostenere l’embodiment e la regolazione somatica: si tratta di creare condizioni di sicurezza, ritmo e ascolto che permettano al tessuto di riorganizzarsi.
Queste pratiche includono:
✺ Movimenti lenti, tridimensionali e variati, che stimolano il tessuto in più direzioni e promuovono scorrimento e fluidità.
✺ Micro-mobilità e variazioni di carico, per favorire l’adattamento dei fibroblasti e la meccanotrasduzione.
✺ Respirazione consapevole, che modula il tono autonomico e facilita la downregulation.
✺ Attenzione interocettiva, per aumentare la consapevolezza del corpo e delle tensioni sottili, migliorando la regolazione implicita.
✺ Movimento armonico e pause, che permettono alla fascia di adattarsi senza stress eccessivo, sostenendo la costruzione di confini interni e la co-regolazione.
Queste pratiche aiutano a percepire il corpo dall’interno, modulare lo stato nervoso e creare una base sicura per abitare il proprio tessuto.

✺ Approccio embodied: sensibilità somatica, SPS e PAS, stress, trauma
Alcune persone presentano una sensibilità somatica particolarmente alta (PAS, quelle con stress cronico o che hanno subito traumi). In queste, il sistema nervoso riceve input alterati, la fascia è più permeabile o rigida e l’esperienza sensoriale più intensa o disconnessa.
✺ Le persone con tessuti fasciali più elastici, permeabili e “porosi” spesso sono caratterizzate da un sistema nervoso altamente ricettivo agli stimoli esterni: percepiscono più informazioni, si adattano facilmente agli altri, ma possono anche andare rapidamente in dorso vagale (freeze) o sentirsi bloccate nella vita.
In questi casi, il lavoro sulla fascia diventa fondamentale: stimolare scorrimento, idratazione e rinforzo del tessuto aiuta a costruire un contenimento interno, una struttura stabile in cui il sistema nervoso può modulare meglio la risposta agli stimoli, evitando iper-adattamento o dispersione energetica.
✺ Per chi ha tessuti più rigidi o “stiff”, al contrario, la fascia tende a trasmettere rigidità anche al sistema nervoso, favorendo risposte simpatetiche e schemi ripetitivi. Queste persone beneficiano di pratiche che aumentino la mobilità fasciale, l’elasticità e la variabilità neuro-somatica, favorendo la capacità di esplorare nuove possibilità senza ripetere schemi rigidi.
Il lavoro sulla fascia infatti può aiutare a modulare la regolazione autonoma, bilanciando attivazione simpatica e dorso-vagale:
✺ La qualità del movimento, la respirazione e la variazione di carico favoriscono up- e downregulation del sistema nervoso.
✺ La tonicità e il contenimento del tessuto facilitano la percezione dei confini corporei e migliorano la stabilità interna.

✺ Che approccio usare?
1. Fascia iper-elastica / persone con tendenze “porose”
✺ Tendenza ad adattarsi facilmente agli altri senza mantenere struttura interna.
✺ Facilità a cadere in dorso-vagale o freeze, senso di blocco nella vita.
Obiettivo fascia-friendly: contenimento e stabilità.
Pratiche consigliate: movimenti mirati a creare tonicità, esercizi di co-regolazione, respiro lento e profondo, mobilità mirata per rinforzare confini interni e sicurezza percepita.
2. Fascia più rigida / persone con tendenze “stiff”
✺ Schemi rigidi, attivazione simpatica frequente, soluzioni ripetitive ai problemi.
Obiettivo fascia-friendly: mobilità e fluidità, ampliando possibilità di scelta e creatività somatica.
Pratiche consigliate: micro-mobilità, variazioni tridimensionali, respirazione dinamica, esercizi che favoriscono scorrimento e apertura dei tessuti.
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✺ BLISS
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Riferimenti bibliografici
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Schleip, R., Stecco, C., Driscoll, M., Huijing, P., & Driscoll, M. (Eds.). (2021). Fascia: The Tensional Network of the Human Body (2ª ed.). Elsevier Health Sciences.
Stecco, C., Macchi, V., Porzionato, A., Duparc, F., & De Caro, R. (2012). The fascia: the forgotten structure. Italian Journal of Anatomy and Embryology, 116(3), 127–138.
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Stecco, C., Stecco, A., & Porzionato, A. (2015). Functional Atlas of the Human Fascial System. Elsevier.— Atlante anatomico che documenta dettagli strutturali della fascia in relazione a muscoli, nervi e visceri; ottimo per illustrare continuità e funzioni biomeccaniche in prospettiva embodied. ([Reddit])
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