Felt sense: sentire prima di trovare le parole

Ci sono situazioni in cui ci si accorge che qualcosa sta succedendo dentro di noi, anche se non sappiamo ancora dire esattamente che cosa.
Può essere una sensazione allo stomaco o, molto più spesso, una sensazione meno specifica. A volte ce ne accorgiamo mentre parliamo con qualcuno, altre volte mentre stiamo cercando di decidere qualcosa e ci capita di pensare che una possibilità sia sensata, mentre il corpo sembra raccontarci una storia un po' diversa.
Per molto tempo anche io ho fatto quello che probabilmente facciamo tutti: appena compariva una sensazione, cercavo di capire che cosa significasse. Le etichettavo immediatamente senza soffermarmi ad ascoltarle veramente.
Così, ad esempio, quando avevo un respiro più veloce senza apparente motivo mi dicevo “È ansia”.
E a volte lo era, molte altre volte avevo mal etichettato i segnali del corpo. Avevo imparato nel tempo anche a sovrascrivere le sensazioni per vari motivi, finendo per offuscare anche il mio felt sense.
Ma prima di approfondire di cosa si tratta, voglio accennare brevemente che cosa mi ha portato al mondo delle sensazioni, che è tanto complesso quanto ricco e affascinante.
Durante alcune pratiche di contemplazione e ascolto e alcune esperienze spontanee in natura, quando mi fermavo a sufficienza di "stare con" le sensazioni, mi accorgevo che non sempre erano quello che inizialmente mi era sembrato, e che, potevano rivelare i loro significati più profondi. Per contro, in ambito lavorativo, e nel mio quotidiano, le sensazioni le davo per scontate, e come ho accennato, spesso le ignoravo.
Come se rendessero la vita più complicata, invece che facilitarla.
Perché succede?
Le sensazioni arrivano molto velocemente e, qualche volta, possono venir per così dire cristallizzate, sostituendo l'esperienza che stiamo vivendo.
Succede perché il nostro sistema nervoso cerca continuamente di dare un senso a ciò che percepiamo. Una sensazione compare e quasi subito può arrivare un’interpretazione. L’interpretazione può essere utile, perché ci permette di orientarci rapidamente, ma può anche diventare così immediata e familiare da prendere il posto dell’esperienza stessa.
A quel punto non sentiamo più soltanto che cosa sta accadendo nel corpo: sentiamo attraverso il significato che abbiamo già dato a quella sensazione.
E quel significato può essere influenzato dalla nostra storia, dalle esperienze precedenti, dalle aspettative e dallo stato in cui ci troviamo in quel momento.
È come se una sensazione, invece di rimanere un’esperienza che continua a muoversi e a modificarsi, venisse fissata in una spiegazione.
Ad esempio, se sento una stretta allo stomaco e penso “sono in ansia”, ho già fatto un passo in più rispetto al semplice sentire una stretta. Ho dato un nome a quello che sta succedendo e gli ho attribuito un significato, e non sempre coincide con la reale esperienza vissuta. È un po’ come vedere l’indicatore del serbatoio accendersi e pensare che sia quello dell’olio: il segnale c’è, ma potrei averlo interpretato male.
Negli anni ho imparato a fermarmi un po’ prima e a domandarmi:
Com’è questa sensazione? Dove la sento? Cambia mentre resto con quella situazione? Ha dei contorni precisi oppure è difficile da localizzare? Potrei darle un colore?
La risposta non arriva sempre. A volte una sensazione rimane semplicemente lì, senza parole con cui descriverla. Altre volte, mentre le presto attenzione, diventa in qualche modo più nitida e comincio a cogliere qualcosa che prima non riuscivo a vedere con altrettanta chiarezza.
Attraverso la pratica avevo così iniziato a riconoscere e coltivare una forma del sentire a cui non sapevo ancora dare un nome e che non riuscivo a spiegare.
Eugene Gendlin ha dato un nome a questa particolare esperienza: felt sense, tradotto in italiano come senso sentito.

Che cos'è il felt sense?
Gendlin ha sviluppato il concetto di felt sense nel suo lavoro filosofico e psicoterapeutico e nel metodo del Focusing. Il senso sentito riguarda il modo in cui una situazione viene vissuta nel corpo nel suo insieme. Onde evitare confusione, specifico che non è una singola sensazione fisica e non coincide con un'emozione già riconosciuta.
Il felt sense è una sensazione complessa che riguarda una situazione nel suo insieme. Può comparire prima che riusciamo a spiegarla a parole e, se le prestiamo attenzione, può portarci informazioni molto nitide su come stiamo vivendo quella situazione.
«Il felt sense è un’aura interiore che comprende tutto ciò che senti e sai riguardo a un determinato argomento in un dato momento.»
«Comunica tutto questo in una volta, anziché un dettaglio alla volta.»
Pensa, per esempio, a quando devi prendere una decisione.
Hai considerato le possibilità, hai ragionato sui pro e sui contro, magari ne hai parlato con qualcuno. Poi immagini di fare una certa scelta e ti accorgi che qualcosa nel corpo cambia. Può comparire una sensazione di apertura, un peso, una tensione, un cambiamento nel respiro. Forse all’inizio non sai bene che cosa significhi, ma senti che l’esperienza di quella possibilità ha una qualità precisa.
Restando con quella sensazione, possono emergere informazioni che prima non erano così chiare. Puoi accorgerti che quella scelta ti porta verso qualcosa oppure ti allontana da qualcosa, che c’è un aspetto che avevi trascurato o che la tua prima interpretazione della situazione era incompleta.
Il felt sense non è quindi una risposta già pronta e non significa che il corpo sappia automaticamente quale decisione prendere. È un modo complesso in cui una situazione viene sentita e conosciuta attraverso il corpo, e che può diventare sempre più preciso quando gli prestiamo attenzione.
Il linguaggio del felt sense non è necessariamente quello delle spiegazioni razionali. Possiamo descrivere una sensazione dicendo che è pesante, chiusa, ruvida, distante, oppure che sembra qualcosa che tira verso il basso. Sono modi molto concreti di avvicinarsi a un'esperienza che ancora non ha una definizione precisa.
Quando il corpo ci dà informazioni che non sappiamo ancora spiegare
Mi è capitato diverse volte di capire una cosa solo dopo averla sentita per un po' nel corpo.
Non parlo di di intuizione e nemmeno dell'idea che il corpo abbia sempre ragione. Il corpo può essere influenzato da quello che abbiamo vissuto, dalle nostre abitudini, dal modo in cui interpretiamo le situazioni e dal nostro stato.
Quello che mi interessa è un altro aspetto: possiamo avere accesso a informazioni che non sono ancora diventate pensiero e queste informazioni meritano attenzione.

Dove guardiamo cambia anche come ci sentiamo
C'è un'altra cosa che negli anni ho imparato a osservare: il senso che abbiamo di noi cambia anche in relazione a come ci muoviamo nello spazio e a dove portiamo lo sguardo.
Prova a pensare a cosa succede quando guardi un orizzonte molto ampio. Gli occhi possono esplorare una grande porzione dello spazio, puoi accorgerti della distanza, della profondità, di ciò che si trova ai margini del tuo campo visivo. Il corpo si trova dentro uno spazio che può essere esplorato.
Poi immagina di passare diverse ore con gli occhi concentrati a pochi centimetri dal viso, dentro uno schermo.
Sono esperienze percettive molto diverse.
Non significa che una sia necessariamente buona e l'altra cattiva. Cambiano le informazioni che arrivano e il modo in cui il corpo si orienta rispetto all'ambiente, e vale la pena esserne consapevoli.

Il movimento ha un ruolo molto importante e fa parte di questo processo.
Quando camminiamo, lo sguardo si sposta, la testa cambia posizione, il peso passa da un piede all'altro. Il sistema nervoso riceve continuamente informazioni sul corpo e sullo spazio e utilizza queste informazioni per orientare il movimento.
Possiamo accorgercene anche in modo molto semplice. Se camminiamo guardando soltanto davanti a noi, l'esperienza è diversa rispetto a quando lasciamo che lo sguardo esplori quello che abbiamo intorno. Cambia ciò che vediamo e cambiano anche le informazioni che riceviamo dal corpo mentre ci muoviamo.
Questo ha a che fare anche con il senso di sicurezza.
Stephen Porges usa il termine neurocezione per descrivere il modo in cui il sistema nervoso rileva continuamente segnali di sicurezza o di minaccia nell'ambiente, anche senza che ce ne accorgiamo consapevolmente. Il nostro stato corporeo cambia in relazione a ciò che percepiamo intorno a noi.
Per questo il felt sense non può essere separato completamente dal contesto in cui ci troviamo.
Quando diciamo “sento qualcosa”, quella sensazione riguarda anche il modo in cui stiamo vivendo una situazione, lo spazio in cui siamo, la persona che abbiamo davanti, quello che stiamo facendo.
Possiamo cambiare la situazione e accorgerci che cambia anche il modo in cui ci sentiamo.
Possiamo alzare lo sguardo, guardare più lontano, iniziare a camminare o fermarci, e poi osservare:
Che cosa è cambiato nel corpo?
A volte il senso sentito diventa più riconoscibile proprio quando cambiamo il nostro modo di stare nella situazione.
Come possiamo accorgerci del felt sense
Possiamo iniziare portando l’attenzione a una situazione che ci riguarda, soprattutto quando sentiamo che c’è qualcosa che non abbiamo ancora messo bene a fuoco.
Invece di cercare subito una spiegazione, possiamo lasciare che la situazione sia presente e osservare come viene sentita nel corpo nel suo insieme.
All’inizio può esserci una sensazione difficile da definire. Restando con essa, possiamo accorgerci che ha una qualità particolare, che cambia quando pensiamo a un aspetto della situazione o che sembra richiamare una parola, un’immagine, un ricordo.
A quel punto possiamo tornare alla sensazione e vedere se quella parola o quel significato le corrispondono davvero. Quando qualcosa si accorda, può esserci una sensazione molto precisa di riconoscimento: sì, è questo.
È questo movimento tra sentire e trovare un modo per esprimere ciò che sentiamo che permette al felt sense di diventare sempre più nitido.
Questo per me è uno degli aspetti più interessanti del lavoro con il felt sense. A volte abbiamo così tanta fretta di capire che non lasciamo abbastanza tempo all'esperienza per mostrarsi.
Restare qualche momento con una sensazione può permettere che emerga qualcosa di nuovo.
Non succede sempre e non serve che succeda qualcosa ogni volta.
Anche imparare a riconoscere che in quel momento non sentiamo nulla di particolare è già un'informazione.

Felt sense ed Embodiment
Il senso sentito ci aiuta a capire meglio anche cosa intendiamo quando parliamo di embodiment.
La nostra esperienza prende forma attraverso un corpo che percepisce continuamente ciò che accade dentro e fuori di noi. Una parte di queste informazioni arriva alla nostra consapevolezza, mentre molto altro rimane sullo sfondo.
Il felt sense riguarda proprio quel livello dell'esperienza in cui una situazione viene sentita nel corpo prima di essere completamente formulata con le parole.
Per questo imparare ad ascoltarlo può cambiare il nostro rapporto con quello che viviamo. Possiamo diventare più attenti a ciò che sentiamo prima di trasformarlo immediatamente in una spiegazione.
Per questo è importante sviluppare l'ascolto dei nostri sensi, perché per poter ascoltare un senso sentito dobbiamo anche poter riconoscere le informazioni che arrivano dal corpo.
La fascia e il felt sense
La fascia ha un ruolo importante per accedere al felt sense perché partecipa alla nostra capacità di percepire ciò che accade nel corpo. È un tessuto continuo e riccamente innervato, sensibile a variazioni di tensione, pressione e movimento, e contribuisce al modo in cui percepiamo la posizione del corpo e la relazione con lo spazio.
Quando prestiamo attenzione a una sensazione complessa, quindi, stiamo ascoltando un’esperienza che nasce dall’integrazione di molte informazioni corporee. La sensazione di essere raccolti o espansi, oppure una percezione di apertura o di chiusura possono diventare parte del modo in cui una situazione viene sentita nel suo insieme.
Conoscere il corpo e i sistemi che partecipano alla percezione può aiutarci a comprendere meglio quanto sia ricca e complessa l’esperienza che chiamiamo “sentire”.
Ti propongo 2 esperienze per esplorare il felt sense
Puoi farle entrambe in pochi minuti:
1. Lascia che lo sguardo esplori
Rimani dove sei e, senza muovere ancora il corpo, lascia che lo sguardo percorra lentamente tutta la stanza.
Guarda in alto, in basso, ai lati e esplora con uno sguardo morbido. Lascia che si sposti senza cercare qualcosa in particolare.
Poi fermati.
Che cosa senti nel corpo?
È cambiato qualcosa nel respiro, nella postura, nel modo in cui percepisci lo spazio intorno a te, nel modo in cui ti percepisci?
2. Immagina un orizzonte
Chiudi gli occhi.
Immagina di trovarti davanti a un orizzonte molto ampio. Può essere il mare, una montagna, una pianura o qualsiasi luogo in cui tu abbia la sensazione di poter guardare lontano.
Mentre lo immagini, lascia che le braccia si aprano lentamente verso i lati e che il movimento segua quello che senti.
Poi rimani qualche momento lì.
Che senso di te hai adesso?
È diverso da quello di prima?
Buona esplorazione.
Sara, Saggezza nel corpo
Se vuoi approfondire questa capacità di sentire e imparare a riconoscere le informazioni che arrivano dal corpo, puoi farlo nel WORKSHOP DI EMBODIMENT "SENSI", il percorso dedicato alla percezione, ai sensi, il felt sense e all’Embodiment.




Comments