Fawning e embodiment femminile: quando perdi te stessa per restare in relazione
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Uno sguardo al fawning attraverso l’embodiment femminile, il sistema nervoso e la connessione profonda con la fascia.
Quando ho deciso di scrivere un articolo sul fawning, il pattern della compiacenza, sapevo che mi stavo infilando nella tana del bianconiglio, ma non immaginavo quanto fosse profonda e quante ramificazioni potesse avere.
Durante la mia ricerca ho sfogliato il mio taccuino pieno di appunti, letto testi somatici e articoli scientifici, confrontato esperienze con colleghe, intervistato donne che si riconoscono bloccate in questa modalità e raccolto testimonianze nella community di donne che seguono il mio lavoro.
Quello che è emerso è un quadro complesso, con fili trasversali che attraversano corpo, mente e relazioni.
Ciò che mi ha colpito è la diffusione capillare di questo adattamento relazionale nella nostra società, spesso così radicato da diventare quasi invisibile.
Allo stesso tempo, avendo vissuto personalmente questa trasformazione e accompagnato molte donne nel rimodellamento del loro paesaggio interiore, oggi sento una forza chiara e decisa: voglio portare avanti la divulgazione su questo tema, esplorando il fawning attraverso la lente dell’embodiment femminile. Questo articolo è un primo piccolo passo in questa direzione.
Quindi ecco qui: buona lettura. Spero che tra queste righe tu possa trovare spunti e risposte che ti avvicinino al sentire del tuo corpo.
Una risposta adattativa che prende forma nel corpo
Che cosa si intende con il termine fawning? Nel linguaggio contemporaneo questo termine descrive una modalità di risposta in cui l’organismo si orienta verso l’altro attraverso adattamento, compiacenza e regolazione relazionale.
La risposta emerge rapidamente, prima dell’elaborazione cognitiva piena, e coinvolge simultaneamente sistemi neurali, fisiologici e somatici.
Questa organizzazione non si manifesta solo nelle scelte, ma prende forma nei dettagli ed espressioni somatiche come il tono della voce, la qualità dello sguardo, la postura che si modula per risultare accogliente, la velocità con cui il corpo si adatta o addirittura pre-adatta al contesto.
L’esperienza soggettiva spesso include una sensazione di continuità nella relazione accompagnata da una minore accessibilità al proprio orientamento interno.
Dalla formulazione clinica alla comprensione attuale
Il termine è stato introdotto da Pete Walker nell’ambito del trauma complesso, ampliando il modello classico delle risposte di attacco, fuga e congelamento.
La sua diffusione ha attraversato principalmente la pratica clinica per poi estendersi nei contesti di lavoro somatico e nella sfera dell'embodiment più recentemente.
Oggi il fawning può essere visto come un movimento tra mente e corpo, emergente dall’interazione tra reti cerebrali, regolazione autonoma e apprendimento relazionale.
Per capire questo flusso, osserviamo come il cervello guida l’esperienza:
Il sistema autonomico, con il contributo del nervo vago, organizza risposte in cui orientamento sociale, attivazione e trattenimento possono coesistere.
Il corpo si muove verso l’altro, mentre alcune azioni restano sospese, come se l’energia cercasse spazio senza trovare uscita.
Dal punto di vista clinico, il fawning è riconosciuto come una strategia di adattamento sviluppata in contesti in cui la relazione rappresentava una condizione essenziale di sicurezza. All’interno della teoria dell'attaccamento, questo comportamento si interpreta come una regolazione continua orientata al mantenimento del legame, una risposta in cui il corpo apprende a “funzionare per l’altro” più che per sé stesso.
Sul piano esperienziale, il pattern si manifesta come una qualità particolare della presenza: il corpo resta disponibile, attento e in sintonia con l’altro, mentre alcune informazioni interne come i desideri, i bisogni e le emozioni si attenuano o diventano meno accessibili.
L’azione segue traiettorie apprese, si ripete come uno schema stabile, e il corpo risponde lungo percorsi consolidati, pronti a entrare in funzione ogni volta che la relazione lo richiede.
Questo avviene perché il corpo, abituato a modulare continuamente attenzione, disponibilità e sicurezza relazionale, sviluppa configurazioni che sostengono vigilanza, connessione e adattamento, anche a costo di affaticamento e tensione cronica.
All’interno del cervello, la Salience Network cattura segnali sociali rilevanti, la Default Mode Network costruisce simulazioni dell’altro e delle sue possibili reazioni, e il Predictive Processing integra queste esperienze in previsioni che guidano il comportamento.
In questo intreccio, mente e corpo tessono insieme il pattern del fawning: attenzione, presenza e inibizione si mescolano in un delicato equilibrio.
In questa complessa e raffinata danza ci sono diversi attori neurochimici, in primis il cortisolo, che mantiene il corpo attento, pronto a percepire segnali di sicurezza o pericolo, e quando l’adattamento diventa cronico può contribuire a una stanchezza diffusa. L’adrenalina mobilita energia e prontezza all’azione, ma quando la spinta non trova espressione completa, cosa che spesso succede, si genera tensione persistente.
Faccio qui una piccola digressione: molte testimonianze che mi sono arrivate raccontano di una sensazione di calore viva e forte o un "animale che vorrebbe correre" che è distintamente presente.
"Perché non riesco a rispondere o agire come vorrei se sento questo fuoco, questa energia così forte dentro di me?".
La risposta semplice è: perché non si è imparato a farlo. Lo spiego meglio qualche paragrafo più sotto... e spoiler allert, sì c'entra anche la fascia!
Tornando al make-up ormonale, la dopamina rinforza i comportamenti che garantiscono approvazione e sicurezza, con picchi di gratificazione seguiti poi da crolli improvvisi (ti suona familiare? Sigh).
Infine, l'ossitocina, particolarmente rilevante nei contesti di embodiment femminile, amplifica la sintonizzazione corporea e relazionale, facilitando la disponibilità al contatto e l’orientamento verso l’altro.
Insieme, questi processi creano uno stato in cui relazione e adattamento risultano facilitati, ma al prezzo di tensione costante, fatica e ridotta accessibilità ai propri bisogni interni.
Il fawning nel quotidiano: organizzazione del comportamento e dell’identità
Nel vivere quotidiano, questa modalità si esprime come una regolazione fine e costante della relazione. L’attenzione si orienta spontaneamente verso l’altro, facilitando la capacità di anticiparne i bisogni e di mantenere armonia.
Il corpo si rende disponibile, spesso con rapidità, adattando linguaggio, energia e presenza. Nel tempo, questa organizzazione può estendersi alla costruzione dell’identità.
Il senso di valore tende a intrecciarsi con la risposta dell’altro, mentre l’accesso ai propri desideri può risultare meno immediato. Il confine diventa un territorio delicato, attraversato da sensazioni corporee che includono attivazione, tensione o colpa.
All’interno di questa configurazione, la sicurezza viene progressivamente associata alla continuità della relazione più che alla stabilità del sentire interno.
Il corpo: stato interno e segnali somatici
Sul piano somatico, il fawning si accompagna spesso a uno stato di attivazione costante ma contenuta. Una forma di allerta soffusa ma presente attraversa il sistema, mantenendo il corpo pronto alla risposta. Quando il contesto relazionale si riduce, può emergere una sensazione di calo energetico o di svuotamento (legata alla danza ormonale che ho accennato prima).
Il respiro tende a restare superficiale, con una mobilità ridotta del diaframma.
La muscolatura, in particolare nelle regioni superiori, mantiene un tono costante.
Il volto può assumere configurazioni espressive stabili, come il sorriso automatico, mentre la voce si modula verso una qualità morbida e contenuta.
L’accesso ad altri stati come la rabbia può risultare attenuato o meno immediato.
“Non mi arrabbio mai… non so perché ma non mi succede proprio mai”.
Questa è una frase molto ricorrente, che ho sentito spesso dalle donne con cui lavoro, e che può creare confusione, a volte perfino frustrazione.
Succede perché nel tempo si è creata una condizione in cui l’esterno appare regolato e accessibile, mentre internamente coesistono attivazione e trattenimento.
Capita spesso, soprattutto a counsellor, osteopate, facilitrici e donne che lavorano a contatto con gli altri, di sentirsi così:
"Le persone mi dicono che in mia presenza si sentono calme, che ho un effetto rasserenante su di loro. Come può essere, se io sento tensione e tumulto dentro di me?"
Succede perché, nel tempo, abbiamo imparato a modulare il corpo per offrire sicurezza e connessione. Chi ci sta di fronte legge questi segnali rivolti all’esterno (social cues), mentre noi, dentro, ci consumiamo nel tentativo di mantenere quell’apparenza di calma e disponibilità. È una dinamica che molte donne che accompagnano gli altri conoscono bene, e che spesso resta invisibile a chi osserva solo il risultato finale.
Postura, movimento e spazio: l’embodiment del fawning
Nel corpo, il fawning si organizza anche attraverso schemi posturali e motori ricorrenti. L’area anteriore del torace può apparire leggermente chiusa, le spalle orientate in avanti, la testa inclinata o abbassata. Il bacino partecipa meno all’azione, con una riduzione della spinta e della direzionalità.
Il movimento tende a essere contenuto, preciso, con una limitata occupazione dello spazio.
La fluidità è presente, ma regolata, come se l’espressione fosse costantemente modulata per restare entro una soglia percepita come sicura. Lo sguardo può mantenere un’elevata sintonizzazione, orientato a cogliere segnali dell’altro con grande sensibilità (che per chi facilita rappresenta una ottima skill acquisita!).
In poche parole, il corpo esternamente comunica disponibilità, riduzione della minaccia, accessibilità relazionale, ma come abbiamo visto, quello che avviene all’interno è tutta un’altra storia.
Vediamo come e perché la FASCIA all’interno di questa organizzazione rappresenta un elemento centrale.
La fascia: un tessuto che apprende la relazione
Come sistema continuo, sensibile e adattivo, la fascia partecipa sia alla percezione interna sia alla modulazione del movimento.
Quando il fawning diventa una modalità ricorrente, il tessuto fasciale tende a organizzarsi secondo pattern specifici. Nella parte anteriore del corpo si osserva frequentemente una maggiore densificazione, in particolare nell’area del torace, del diaframma e della gola. Questa configurazione accompagna la protezione e la modulazione dell’espressione.
Alcune zone mostrano una rigidità più marcata, come il collo, i trapezi, la mandibola e il pavimento pelvico. Parallelamente, la qualità elastica globale del sistema può ridursi, con una minore capacità di espansione e ritorno.
Queste modificazioni non rappresentano solo una risposta meccanica, ma anche una forma di apprendimento e intelligenza somatica.
La fascia registra nel tempo modalità di relazione e le rende disponibili come organizzazioni stabili del movimento e della percezione.
Nell’ambito della somatica femminile è notato un pattern ricorrente di iper‑estensività in donne con fawning prolungato, caratterizzato da linee fasciali allungate, tono distribuito e radicamento limitato. Una possibile spiegazione è che il corpo, come adattamento funzionale ai segnali di disponibilità altrui, distribuisca il tono lungo tendini e linee miofasciali profonde, riducendo al contempo la capacità di esprimere energia motoria in modo completo. Questa ipotesi trova supporto nei modelli di fascia dinamica e integrazione miofasciale, ma al momento rimane un’ipotesi.
Quello che invece possiamo osservare trasversalmente è che, quando impulsi come rabbia, spinta o difesa non possono trovare espressione completa, si genera una situazione in cui l’attivazione è presente ma il movimento resta bloccato, impedendo alla fascia e alle linee miofasciali di codificare il pattern motorio. Alcune linee restano inattive, mentre altre diventano dominanti, consolidando schemi di adattamento e fawning. Secondo la teoria polivagale di Stephen Porges, questo crea un’oscillazione tra attivazione simpatica e collasso dorsovagale: l’energia pronta all’azione non trova sfogo, il corpo percepisce impotenza e si spegne, generando un loop in cui la capacità di azione e la regolazione autonoma restano compromesse.
Il loop tra fascia e sistema nervoso
La relazione tra sistema nervoso e tessuto fasciale è bidirezionale. L’attivazione e la regolazione influenzano il tono e la qualità del tessuto, mentre le caratteristiche della fascia contribuiscono a modulare i segnali che ritornano al sistema.
Nel fawning, questa dinamica può stabilizzarsi in un ciclo in cui la percezione di rischio attiva adattamento relazionale, l’adattamento si accompagna a una contrazione fine ma persistente, e questa contrazione modifica nel tempo la qualità del tessuto.
Il corpo continua a inviare segnali coerenti con questa organizzazione, rendendo il pattern sempre più accessibile.
La fascia diventa così un terreno in cui la risposta si consolida, mantenendo il corpo orientato all’adattamento piuttosto che all’espressione piena.
Embodiment femminile: tra corpo e cultura
Nel corpo femminile, il fawning si sviluppa spesso all’interno di un contesto culturale che valorizza la capacità di cura, adattamento e mantenimento dell’armonia. Questa dimensione si intreccia con una fisiologia e un make-up ormonale orientati alla sensibilità relazionale, creando condizioni favorevoli alla stabilizzazione del pattern.
Nel tempo, la risposta può diventare parte dell’identità incarnata. Il corpo apprende a orientarsi verso l’altro come modalità primaria di regolazione, integrando questa tendenza nei propri schemi posturali, motori e percettivi.
Si configura così un embodiment in cui apertura e contenimento coesistono: disponibilità verso l’esterno e riduzione dell’accesso a parti dell’esperienza interna.
Se combattere, fuggire o congelarsi completamente non è possibile, il corpo costruisce una risposta relazionale senza espressione motoria piena.
BOX DI APPROFONDIMENTO
Verso una lettura integrata
Il fawning emerge come una risposta complessa e intelligente, costruita attraverso l’interazione tra sistemi neurali, regolazione autonoma, dinamiche relazionali e organizzazione del corpo. La sua coerenza interna riflette un adattamento sviluppato nel tempo, capace di sostenere la continuità della relazione anche in condizioni di attivazione.
All’interno di questa comprensione, il corpo appare come il luogo in cui la storia prende forma e si mantiene, offrendo allo stesso tempo la possibilità di nuove organizzazioni dell’esperienza.
Il fawning è sì un adattamento relazionale ma è anche dovuto a una mancanza di alfabetizzazione motoria dell’attivazione. Sono territori corporei che non hanno mai imparato a muovere e canalizzare energia.
La trasformazione diventa possibile quando cominciamo a “riscrivere” la geografia del corpo lavorando sulla fascia, guidando il movimento e regolando il sistema nervoso, possiamo:
✺ Aprire nuove vie e corridoi di energia nel corpo
✺ Riscoprire spinta, confini e direzionalità dell’energia, come paesaggi prima inesplorati
✺ Abitare il mondo con una presenza radicata, autentica e fluida
In termini di Embodied Landscape, il corpo smette di essere un territorio bloccato e diventa un ecosistema vivo, dove energia, movimento e relazione si intrecciano armoniosamente, permettendo di rispondere al mondo dal centro del proprio essere. E sì, questo non solo è auspicabile, ma è possibile!
Spero che questa lettura ti abbia dato spunti per osservare il tuo corpo, le tue relazioni e i tuoi schemi di compiacenza con occhi nuovi, e che ti senta un po’ più vicina a te stessa nel riconoscere ciò che vuoi e ciò che ti serve.
Chiudo questo articolo con un grazie di cuore a tutte le donne che mi hanno scritto, condividendo esperienze, riflessioni e vissuti. I vostri contributi hanno arricchito questo articolo, aggiungendo profondità, nuance e autenticità che da sola non avrei potuto trasmettere.
Sara
UNBLEND - il corso di embodiment femminile
Tenendo a mente tutti i principi, le conoscenze e le esperienze che ho raccolto negli anni, ho creato un percorso che accompagna le donne a ritrovare sé stesse nel corpo e nella vita. Se il corpo può ricordare, modulare e trasformare ciò che la mente da sola non basta a cambiare, allora il passo successivo è naturale: UNBLEND ti guida in un percorso di embodiment femminile per ritrovare la tua forma, la tua presenza e la tua forza.
P.S. Se questo articolo ti è piaciuto, mi farebbe davvero piacere ricevere un tuo commento o una tua riflessione: scrivimi, condividi la tua esperienza o le domande che ti sono venute leggendo.
Se vuoi approfondire, puoi anche dare un’occhiata ad altri articoli che esplorano il corpo, la crescita e l’embodiment femminile, per continuare il percorso di scoperta e consapevolezza:
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