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Persone Altamente Sensibili (PAS) e Sensory Processing Sensitivity (SPS): una visione embodied

Updated: Jan 13



E se non fossi “sensibile”, ma "altamente sintonizzabile”?


Questo pensiero mi è venuto una sera d’estate, anni fa, mentre osservavo la danza delle lucciole. Ero in campeggio a Cherso. All’epoca Elaine Aron aveva già introdotto da qualche anno la teoria della Highly Sensitive Person (HSP / PAS), ma ovviamente non potevo saperlo.


Un pensiero che non mi ha più lasciato e che è diventato uno dei catalizzatori del mio percorso di ricerca personale, corporea e neurobiologica. Cosa ho imparato in tutti questi anni? Che in quella domanda, come spesso accade, c’era già la risposta.


Ho compreso che c’è un modo di incontrare il mondo che non passa subito dalle parole. Arriva come sensazione, come variazione interna, come un micro-spostamento nel corpo. Il respiro cambia, una tensione si accende, qualcosa si orienta prima ancora che diventi pensiero. Questo accade per ogni essere umano. La realtà viene sempre incontrata attraverso il sistema nervoso, solo dopo prende forma come significato, racconto, interpretazione.

Per alcune persone questo processo è più evidente, più continuo, meno filtrato. Il sistema resta in contatto più a lungo con ciò che accade, registra più sfumature, trattiene informazioni che per altri passano inosservate. È qui che prende forma ciò che in psicologia viene chiamato Sensory Processing Sensitivity (SPS), e che nella vita quotidiana riconosciamo come alta sensibilità.


Cosa significa essere PAS secondo la scienza

La PAS non è una diagnosi, né una condizione clinica. È un tratto di temperamento legato al modo in cui il sistema nervoso elabora gli stimoli: sensoriali, emotivi, relazionali.

La sensibilità si distribuisce su un continuum.Tutti sentiamo, ma circa il 15–20% delle persone presenta una modalità di elaborazione più profonda e più intensa.

La ricerca descrive questa modalità attraverso alcune caratteristiche ricorrenti:


✺ una maggiore profondità di elaborazione delle informazioni

✺ una sensibilità più marcata agli stimoli sensoriali e ambientali

✺ una risonanza emotiva ed empatica più ampia


Questi tratti non si apprendono e non scompaiono, bensì emergono presto, si modulano nel tempo, ma restano come una qualità di base del sistema.


Evidenze neuroscientifiche: il cervello sensibile

Negli ultimi anni la neuroscienza ha iniziato a osservare cosa accade nel cervello quando questa sensibilità è più pronunciata.

Studi di neuroimaging mostrano che, di fronte a stimoli anche sottili, le persone con alta SPS attivano maggiormente aree coinvolte nell’attenzione, nell’integrazione sensoriale, nell’empatia e nella consapevolezza di sé e degli altri.

L’informazione non viene semplicemente registrata, viene collegata, elaborata e integrata in modo più profondo.

Questo tipo di elaborazione arricchisce l’esperienza, ma richiede anche più energia. Il sistema resta acceso più a lungo, continua a processare anche quando l’ambiente esterno sembra essersi già spostato altrove.


Come la SPS viene misurata

In ambito scientifico la sensibilità viene valutata attraverso strumenti psicometrici come la Highly Sensitive Person Scale, sviluppata da Elaine Aron e successivamente validata in diversi contesti culturali.

Queste scale non definiscono chi sei ma possono aiutare a orientarsi lungo un continuum, a riconoscere una modalità di funzionamento del sistema nervoso, non a incasellare un’identità.


Sensibilità e contesto

Quando un sistema registra a questo livello di dettaglio, il carico si accumula prima. L’esperienza entra in profondità, resta più a lungo, continua a risuonare anche quando lo stimolo esterno è terminato.

In ambienti densi di stimoli, richieste e accelerazioni, questo può tradursi in una maggiore esposizione allo stress. Questo avviene perché il ritmo esterno spesso non lascia spazio all’integrazione.

Il corpo allora chiede spazio, ritmo, pause che permettano all’informazione di depositarsi, come fa l’acqua quando il terreno è fertile e ha bisogno di tempo per assorbire.


La SPS non è solo emotività

Ridurre l’alta sensibilità a “ipersensibilità emotiva” semplifica troppo. Qui non si tratta solo di emozioni, ma di un’intera modalità di contatto con la realtà:

✺ attenzione ai dettagli,

✺ risonanza con i segnali sottili,

✺ tempo più lungo per elaborare ciò che accade.


Un sistema che lavora in profondità, anche se non è visibile dall’esterno.


Un tratto evolutivo

Questo tratto esiste per un motivo. La capacità di percepire dettagli sottili e di rispondere intensamente all’ambiente ha sempre avuto un ruolo sociale: chi osserva con attenzione segnali nascosti, coglie cambiamenti nel gruppo o nell’ecosistema, può proteggere sé stesso e la comunità.


Dal punto di vista neurobiologico, ciò che chiamiamo “alta sensibilità” non è tanto un sentire di più, quanto una maggiore capacità di lettura fine degli stimoli. I sistemi altamente sintonizzabili hanno soglie sensoriali più basse, tempi di risposta più rapidi e una maggiore ampiezza di aggiustamento. In natura, sono proprio loro a informare il gruppo: alcuni individui reagiscono prima, captano micro-variazioni ambientali, modificano il proprio comportamento e il resto del gruppo li segue. Il loro ruolo è percettivo, funziona come un sensore, non decisionale o gerarchico.


Traslato sull’essere umano, la PAS funziona allo stesso modo. Il sistema nervoso intercetta prima i cambiamenti di tono, ritmo e intenzione, perché campiona più spesso ciò che accade intorno. È un meccanismo potente, ma non privo di costi:


✺ maggiore consumo energetico,  

✺ esposizione alla disregolazione, 

✺ necessità di contesti coerenti.


E qui sta il fraintendimento culturale: molti leggono questo come fragilità, mentre in realtà è il segno di una funzione biologica socialmente utile.

In una società veloce e piena di stimoli, però, il ritmo esterno spesso non lascia spazio all’integrazione, e quella capacità che dovrebbe essere uno strumento diventa un peso.


L’alta sensibilità è quindi una modalità funzionale di sopravvivenza e di orientamento, uno strumento prezioso per percepire sfumature, orientarsi nella complessità e creare connessione con sé e con gli altri.


Persone Altamente Sensibili: una visione embodied

Essere PAS significa vivere questo processo nel corpo in modo continuo. Ogni suono, ogni odore, ogni variazione relazionale lascia una traccia somatica: il battito accelera dove c’è attenzione, il respiro si ritira dove serve protezione, i muscoli si distendono dove c’è sicurezza.

La sensibilità diventa così un linguaggio corporeo. Una mappa interna che orienta: dove investire energia, dove creare confini, dove concedersi presenza o pausa.


Quando il corpo trova spazio e ritmo, questa mappa diventa più leggibile: la percezione si chiarisce, il discernimento emerge, la creatività trova canali di espressione più naturali.

Vivere l'alta sensibilità con consapevolezza significa imparare a leggere questi segnali senza forzarli. Riconoscere la sovrastimolazione quando arriva, darle dignità, lasciare che il corpo indichi la direzione.

Non è un caso che molte facilitatrici, educatrici, insegnanti di yoga e operatrici olistiche siano PAS. La loro sensibilità profonda diventa una guida nel creare spazi di ascolto, presenza e regolazione condivisa.



Una nota importante sulle etichette

Chi mi segue sa che non amo le etichette. Questa non ti definisce, sei molto di più.

E allo stesso tempo, riconoscere l’alta sensibilità come tratto può aiutare a comprendere perché, nel tempo, possano emergere stress cronico, affaticamento, burnout o specifiche tendenze comportamentali.

La sensibilità è una capacità che va coltivata. Senza questo, rischia di trasformarsi in sovraccarico.

Se sei PAS sappi che non sei una spugna, non devi assorbire tutto, e sì puoi fare qualcosa.


Entrare in sintonia con la propria sensibilità passa da alcuni pilastri fondamentali:


Prenditi cura di te

Sviluppa sani confini

Allena la capacità del tuo sistema nervoso

Cambia prospettiva: da “sensibile” a “altamente sintonizzabile”

Interagisci con altri PAS (statisticamente 1 persona su 5 che conosci lo è)

Impara a chiedere supporto


Oggi vedo chiaramente che questa capacità non è un limite: è una forma di ipersintonizzazione, che permette di percepire sfumature, orientarsi nella complessità e creare connessione con sé e con gli altri.


Accogliere la tua sensibilità significa dare spazio alle informazioni che il corpo registra, lasciare che si depositino, seguire i ritmi naturali che ti guidano. Ogni confine che stabilisci, ogni pausa che ti concedi, ogni gesto di cura diventa un orientamento: segnala dove concentrare energia, dove rallentare, dove respirare più a fondo. È un allenamento delicato, fatto di tempo e ascolto, che ti permette di muoverti nel mondo con maggiore chiarezza e presenza. La tua sensibilità, così abitata, diventa una mappa concreta, un filo che collega corpo, mente e ambiente, guidandoti passo dopo passo dentro la tua esperienza.


Richiede tempo e costanza, ma vivere bene con l’alta sensibilità è possibile.



BLISS – corso online di embodiment per PAS

Quando queste mappe iniziano a farsi sentire nel corpo, spesso nasce il bisogno di poterle abitare con continuità. Se senti il bisogno di uno spazio in cui il corpo possa rallentare, integrare, orientarsi, BLISS è un percorso di embodiment online che accompagna questo processo.

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Il percorso offre metodo, pratiche e strumenti concreti di embodiment, integrati in un approccio somatico che raffina la qualità del contatto, della presenza e dell’ascolto.

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Il corpo diventa così uno strumento di orientamento e sostegno, una fonte attiva di informazione, regolazione e guida nel lavoro terapeutico, educativo e olistico.

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Riferimenti bibliografici

  • Aron, E. N. & Aron, A. (1997) – Sensory‑processing sensitivity and its relation to introversion and emotionality, Journal of Personality and Social Psychology, 73(2), 345–368. Questo è lo studio fondamentale che ha definito il tratto SPS e ha sviluppato la Highly Sensitive Person Scale (HSP Scale), distinguendo la sensibilità da introversione/emotività. ResearchGate

  • Acevedo, B. P., Aron, E. N., et al. (2010) – The highly sensitive brain: an fMRI study of sensory processing sensitivity and response to others’ emotions. Questo studio è uno dei primi a mostrare correlati neurali dell’SPS con attivazione di aree cerebrali legate all’empatia e all’integrazione sensoriale. PMC

  • Aron, E. N., Aron, A., & Jagiellowicz, J. (2012) – Sensory processing sensitivity: a review in the light of the evolution of biological responsivity (Personality and Social Psychology Review). Questa review amplia il modello SPS includendo prospettive evolutive, psicometriche e biologiche, consolidando le basi teoriche del costrutto. Scott Barry Kaufman

  • Jagiellowicz, J., Xu, X., Aron, A., et al. (2011) – The trait of sensory processing sensitivity and neural responses to changes in visual scenes, Social Cognitive and Affective Neuroscience, 6(1):38–47. Studio fMRI che mostra differenze nell’elaborazione sensoriale a livello cerebrale in individui ad alta SPS. PubMed

  • Lionetti, F., et al. (2019) – studio meta‑analitico su SPS e tratti di personalità, che esplora relazioni con altri costrutti psicologici come neuroticismo e introversione, consolidando la robustezza del tratto nelle ricerche empiriche. ScienceDirect

  • Kaiser, H. et al. (2022) – Sensory processing sensitivity and axonal microarchitecture: identifying brain structural characteristics for behavior, Brain Structure and Function, 227, 2769–2785. Studio recente che mette in relazione SPS con caratteristiche strutturali cerebrali misurate con tecniche di neuroimaging avanzato. Springer Nature





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Ciao, sono Sara Kaleb

Guida, Mentore e Facilitatrice di Embodiment Femminile

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La mia mission è accompagnare le donne a ritrovare il proprio corpo come bussola di saggezza

Ci sono momenti in cui non è la mente a essere confusa.
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Succede a molte donne consapevoli, sensibili, impegnate in un percorso di crescita.
E succede molto spesso a chi lavora nel benessere, nella relazione d’aiuto, nella cura.

Donne che hanno letto, studiato, praticato.
Che sanno accompagnare gli altri, tenere spazio, sostenere processi.
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